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Il costruttivismo e le sue radici

di Ernst von Glasersfeld

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I loro lavori muovevano in due direzioni: critica dell'epistemologia convenzionale e analisi semantica in termini di operazioni mentali; analisi in un certo senso opposta alla semantica linguistica, che non fa altro che sostituire parole con altre parole (8). Lo scopo era la "consapevolezza operativa", cioè la consapevolezza delle specifiche operazioni con cui ognuno si crea il contenuto del pensiero e con ciò i significati delle parole e di qualsiasi espressione linguistica. Si parlò allora di costruzioni ma non di costruttivismo, penso, proprio perché Ceccato voleva evitare l'impressione che si stesse formulando una teoria della conoscenza. Durante il decennio seguente, quando mi misi a studiare le opere di Piaget, ciò che avevo imparato dal lavoro con Ceccato e il suo gruppo mi diede un vantaggio enorme nell'interpretazione dell'Epistemologia Genetica. Purtroppo Ceccato non volle riconoscere l’esistenza di un qualche parallelismo fra la sua Scuola Operativa e quella di Ginevra (9). In retrospettiva mi sembra che l'isolamento del proprio pensiero dalle idee affini, sia per scelta che per ignoranza, sia una caratteristica dei pensatori originali tanto in filosofia quanto in psicologia. Per esempio George Kelly (10), un altro pioniere del costruttivismo, menzionò Bridgman solo per scartare l'operazionismo e, per quanto mi risulta, non fece mai riferimenti a Piaget. Nella sua opera, però, si trovano brani estesi che, malgrado utilizzino un vocabolario diverso, sono in perfetta armonia con l'epistemologia genetica di Piaget. Insomma, nella psicologia cognitiva, il costruttivismo nasce non appena ci si accorge che qualsiasi conoscenza, che non si assume come innata, non può che essere generata dalle attività fisiche e concettuali del soggetto stesso. Prescindendo dalla questione se la conoscenza sia o no una rappresentazione di una realtà indipendente,